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Licenziamento a Roma: tipi, costi e cosa sapere

Giusta causa, motivo soggettivo o oggettivo: regole diverse, procedure diverse, costi diversi. Guida pratica per datori di lavoro e dipendenti.

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Cos'è in due righe

In Italia non puoi licenziare un dipendente senza una ragione precisa riconosciuta dalla legge. Esistono tre tipi di licenziamento individuale, ognuno con procedura, costi e conseguenze diverse. Se sbagli la procedura, il licenziamento diventa illegittimo e le conseguenze economiche per l'azienda possono essere serie.

In sintesi

Costo Ticket NASpI ~570 €/anno anzianità (max ~1.708 €) + preavviso + TFR
Tempi Procedura disciplinare: min. 5 giorni. Preavviso da CCNL: 15 giorni – 6 mesi. Comunicazione UNILAV: entro 5 giorni.
Dove a Roma ITL Roma — Via Roberto Lepetit 8 (conciliazioni). Tribunale Lavoro — Viale Giulio Cesare 52.
Documenti Lettera scritta (raccomandata A/R, PEC o consegna a mano con firma). Motivazione specifica obbligatoria.

I tre tipi di licenziamento

La legge riconosce tre situazioni in cui puoi licenziare un dipendente, con regole molto diverse tra loro.

Giusta causa (art. 2119 Codice Civile): si applica quando il comportamento del lavoratore è così grave da non permettere nemmeno un giorno in più di rapporto. Gli esempi tipici sono furto in azienda, violenza su colleghi, abbandono del posto senza autorizzazione, frode o falsificazione di documenti. In questo caso il licenziamento è immediato, senza preavviso e senza indennità sostitutiva. Il TFR rimane dovuto.

Giustificato motivo soggettivo (GMS, art. 3 Legge 604/1966): riguarda comportamenti del lavoratore meno gravi della giusta causa, ma comunque rilevanti: ritardi ripetuti, assenze ingiustificate, scarso rendimento documentato, inosservanza delle procedure di sicurezza. Qui il preavviso è dovuto, e devi seguire la procedura disciplinare completa prima di arrivare al licenziamento.

Giustificato motivo oggettivo (GMO, art. 3 Legge 604/1966): non riguarda la condotta del lavoratore, ma le esigenze dell'azienda. Soppressione del posto di lavoro, crisi economica, riorganizzazione, esternalizzazione di un servizio, superamento del periodo di comporto per malattia. Prima di procedere, devi verificare se esiste una mansione alternativa (obbligo di repechage).

La procedura da seguire passo per passo

Per giusta causa e motivo soggettivo la legge impone una procedura disciplinare obbligatoria (art. 7 Statuto dei Lavoratori, Legge 300/1970):

  1. Contestazione scritta dell'addebito, tempestiva rispetto ai fatti
  2. Il lavoratore ha 5 giorni per rispondere per iscritto o di persona, anche con l'assistenza di un sindacalista
  3. Valutazione delle giustificazioni
  4. Decisione finale: archiviazione oppure provvedimento (richiamo, multa, sospensione o licenziamento)
  5. Comunicazione scritta del licenziamento con motivazione specifica

Per il motivo oggettivo la procedura è diversa: lettera scritta con motivazione precisa, verifica del repechage, rispetto del preavviso. La conciliazione preventiva all'Ispettorato Territoriale del Lavoro oggi è facoltativa.

Un dettaglio che vale la pena sottolineare: il licenziamento comunicato a voce è nullo per orientamento costante della Cassazione. Raccomandata A/R, PEC o consegna a mano con firma ricevuta sono le uniche forme valide.

Quanto costa licenziare: i costi diretti

Il costo di un licenziamento non è solo il preavviso. Ci sono tre voci principali da mettere in conto.

Ticket NASpI: ogni volta che il rapporto cessa per iniziativa del datore, devi versare all'INPS un contributo pari al 41% del massimale mensile NASpI per ogni anno di anzianità, fino a un massimo di 3 anni. Nel 2025 significa circa 570 €/anno, con un tetto di ~1.708 €. Non è dovuto in caso di dimissioni volontarie del lavoratore o risoluzione consensuale.

Preavviso o indennità sostitutiva: l'importo dipende dal CCNL applicato, dal livello del lavoratore e dall'anzianità. Per la giusta causa il preavviso non è dovuto. Per GMS e GMO sì, oppure paghi l'indennità sostitutiva pari alla retribuzione del periodo.

TFR: sempre dovuto, qualunque sia il motivo di cessazione. Corrisponde a circa il 6,91% della retribuzione annua per ogni anno, rivalutato. Va pagato entro 30-60 giorni dalla cessazione. Aggiungi anche i ratei di ferie non godute, tredicesima e quattordicesima maturate.

Le tutele del lavoratore in caso di licenziamento illegittimo

Il sistema italiano prevede due regimi distinti a seconda della data di assunzione.

Regime Articolo 18 (assunti prima del 7 marzo 2015, aziende con oltre 15 dipendenti): il licenziamento privo di giusta causa o giustificato motivo comporta in linea di principio il reintegro nel posto di lavoro, più un'indennità tra 12 e 24 mensilità. In alternativa il lavoratore può scegliere un'indennità sostitutiva di 15 mensilità. Per vizi formali o procedurali l'indennità è tra 6 e 12 mensilità, senza reintegro.

Regime Tutele Crescenti (assunti dal 7 marzo 2015, D.Lgs 23/2015): il reintegro è limitato ai casi di licenziamento discriminatorio, ritorsivo o nullo, e a quelli in cui il fatto contestato risulta materialmente inesistente. Negli altri casi si applica solo un'indennità monetaria tra 6 e 36 mensilità (2 mensilità per anno di anzianità). Per le piccole imprese con fino a 15 dipendenti il massimo scende a 6 mensilità.

In entrambi i regimi, il licenziamento discriminatorio o per ritorsione comporta sempre il reintegro, indipendentemente da qualunque altra condizione.

Errori da evitare

  1. Licenziamento senza forma scritta. Il licenziamento orale è automaticamente nullo. Non importa quanto grave sia la situazione: senza lettera scritta, non esiste.
  2. Saltare la procedura disciplinare. Per giusta causa e motivo soggettivo, la contestazione scritta e i 5 giorni di difesa del lavoratore non sono optional: senza, il licenziamento è illegittimo.
  3. Motivazione generica. Scrivere "scarso rendimento" senza indicare date, fatti specifici e ammonizioni precedenti non è una motivazione: espone a contenzioso certo.
  4. Dimenticare il repechage. Prima di un licenziamento per GMO devi verificare concretamente se il lavoratore può essere ricollocato in un'altra mansione, anche inferiore.
  5. Non pagare il ticket NASpI. L'omissione comporta sanzione e recupero da parte di INPS.

Casi particolari

Licenziamento durante maternità: vietato dalla comunicazione della gravidanza fino al primo anno di vita del figlio (D.Lgs 151/2001 art. 54). Le eccezioni sono tassative: giusta causa, cessazione totale dell'attività, scadenza di contratto a termine. Fuori da questi casi, il licenziamento è nullo e il reintegro è automatico.

Malattia e periodo di comporto: durante il periodo di comporto stabilito dal CCNL (in genere 6-18 mesi) il lavoratore in malattia non può essere licenziato. Dopo il superamento del comporto il licenziamento per GMO è ammesso.

Licenziamento collettivo: quando si licenziano 5 o più lavoratori in 120 giorni nella stessa unità produttiva di un'azienda con oltre 15 dipendenti, entra in gioco la procedura collettiva obbligatoria (Legge 223/1991): informazione e consultazione sindacale, tempi minimi di 45+30 giorni, criteri di scelta documentati.

Lavoratori stranieri extra-UE: hanno le stesse tutele dei lavoratori italiani. Il licenziamento può comportare conseguenze sul permesso di soggiorno se quest'ultimo è legato al contratto di lavoro; in quel caso il lavoratore ha diritto a un permesso per attesa occupazione della durata di 12 mesi.

Impugnazione del licenziamento: il lavoratore ha 60 giorni dalla ricezione per impugnare il licenziamento con lettera raccomandata o PEC. Dopo l'impugnazione ha altri 180 giorni per avviare il ricorso giudiziale.

Fonti ufficiali

Riferimenti normativi: Legge 15/07/1966 n. 604, Legge 20/05/1970 n. 300 art. 18, D.Lgs 04/03/2015 n. 23, Legge 28/06/2012 n. 92, Legge 23/07/1991 n. 223, D.Lgs 26/03/2001 n. 151, Codice Civile art. 2119, Sentenze Corte Costituzionale 194/2018, 150/2020, 22/2024.