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Lavoro & fisco

Licenziamento: cosa fare e come contestarlo in 60 giorni

Hai 60 giorni perentori per impugnare il licenziamento. Sindacati e patronati lo fanno gratis. Intanto chiedi subito la NASpI all'INPS entro 68 giorni.

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Cos'è in due righe

Quando ricevi una lettera di licenziamento, il termine più importante è 60 giorni: entro quel giorno devi impugnare il licenziamento per iscritto, altrimenti perdi ogni diritto. L'impugnazione è una semplice lettera in cui dichiari di non accettare il licenziamento, e un sindacato o un patronato te la prepara gratis. In parallelo, entro 68 giorni dalla fine del lavoro, devi presentare domanda di NASpI all'INPS: tutti i licenziamenti danno diritto all'indennità di disoccupazione.

In sintesi

Costo Impugnazione stragiudiziale: gratuita con sindacato/patronato. Ricorso al Giudice del Lavoro: contributo unificato 43€-518€ + avvocato (gratuito patrocinio se reddito familiare ≤ €12.838,01)
Tempi 60 giorni per impugnazione (perentorio); 180 giorni successivi per ricorso al giudice o conciliazione; 68 giorni per domanda NASpI
Dove a Roma Sindacati (CGIL, CISL, UIL, USB), patronati (ACLI, INCA, ITAL, INAS), ITL Roma Via De Lollis 6, Tribunale del Lavoro Viale Giulio Cesare 54/B
Documenti Lettera di licenziamento, contratto di lavoro, ultime 6 buste paga, eventuali contestazioni disciplinari precedenti, documenti d'identità e CF

I primi giorni: cosa fare immediatamente

Quando ricevi la lettera, annota la data esatta di ricezione: da quel giorno decorrono i 60 giorni. Conserva l'originale della lettera insieme alla busta o alla ricevuta di consegna.

Nei primissimi giorni, non firmare nulla di quello che ti propone il datore di lavoro: né transazioni, né ricevute "a saldo e stralcio", né verbali di conciliazione. Prima consulta un esperto.

Vai subito — entro una settimana — in un sindacato (CGIL, CISL, UIL, USB o il sindacato di categoria) o in un patronato (ACLI, INCA, ITAL, INAS): tutti danno assistenza gratuita. Porta la lettera di licenziamento, il contratto, le ultime sei buste paga, i documenti d'identità e il codice fiscale, più qualsiasi contestazione disciplinare ricevuta in passato e messaggi o email rilevanti con il datore.

Come si impugna entro 60 giorni

L'impugnazione è una comunicazione scritta che dice in sostanza: contesto il licenziamento del [data], lo ritengo illegittimo e mi riservo ogni azione giudiziale. Non serve essere un avvocato per scriverla: i sindacati hanno modelli pronti.

Puoi inviarla tramite raccomandata A/R o PEC al datore di lavoro, oppure consegnarla a mano con firma per ricevuta. Può firmarla il lavoratore direttamente, il sindacato delegato o un avvocato.

Dopo l'impugnazione hai 180 giorni per scegliere tra due strade: portare la causa davanti al Giudice del Lavoro oppure tentare una conciliazione presso la Commissione di conciliazione dell'ITL Roma (Via De Lollis 6), una sede sindacale o una commissione di certificazione universitaria. Se si raggiunge un accordo, il verbale di conciliazione ha valore di titolo esecutivo e non è più impugnabile.

Cosa dice la legge sul tuo caso

Il risultato dipende da tre fattori: il tipo di licenziamento, il numero di dipendenti dell'azienda e la data di assunzione.

Se sei stato assunto prima del 7 marzo 2015 in un'azienda con più di 15 dipendenti, si applica l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori: per un licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo puoi ottenere la reintegrazione nel posto di lavoro (con un massimo di 12 mensilità) oppure un'indennità tra 12 e 24 mensilità. I licenziamenti nulli — per maternità, discriminatori, comunicati oralmente, privi di motivazione scritta — danno sempre diritto alla reintegrazione obbligatoria più il risarcimento integrale di tutte le retribuzioni perse.

Se sei stato assunto dopo il 7 marzo 2015 si applicano le tutele crescenti del D.Lgs. 23/2015: per un licenziamento illegittimo ricevi un'indennità pari a 2 mensilità per ogni anno di servizio, con un minimo di 6 e un massimo di 36 mensilità (criteri modificati dalla Corte Costituzionale con sentenza 194/2018). La reintegrazione resta solo per i licenziamenti nulli. In aziende sotto i 15 dipendenti gli importi si dimezzano.

Il licenziamento deve sempre essere in forma scritta, con motivazione specifica, data di efficacia e firma del datore. Se manca uno di questi elementi, è già impugnabile per vizio di forma.

Il ricorso al Tribunale del Lavoro di Roma

Se non si concilia, il passo successivo è il ricorso al Giudice del Lavoro entro 180 giorni dall'impugnazione. Per cause sopra i 1.100 euro serve un avvocato. Il Tribunale del Lavoro di Roma si trova in Viale Giulio Cesare 54/B, 00192 Roma — tel. 06 322671 — cancelleria aperta Lun-Ven 9:00-13:00.

Se il tuo reddito imponibile familiare è pari o inferiore a €12.838,01 (soglia 2026) hai diritto al gratuito patrocinio: l'avvocato è pagato dallo Stato. Informazioni sul sito del Ministero della Giustizia.

Errori da evitare

  1. Aspettare troppo. I 60 giorni decorrono dalla ricezione della lettera, non da quando "ti calmi" o "trovi un avvocato". Attiva subito un sindacato o patronato, anche solo per non perdere il termine.
  2. Firmare accordi informali. Le conciliazioni "strette in corridoio" o per telefono — "ti pago 5.000 euro e firmi che è tutto ok" — non hanno valore legale se non avvengono in sedi protette (ITL, sindacato, tribunale, commissione di certificazione).
  3. Dimettersi dopo il licenziamento. Se firmi le dimissioni, perdi la NASpI e tutti i diritti contro il licenziamento. Non farlo mai, nemmeno sotto pressione.

Casi particolari

Licenziamento in maternità: è sempre nullo dall'inizio della gravidanza fino al primo anno di vita del figlio. Stessa tutela per il padre nel periodo di congedo di paternità obbligatoria. Comporta reintegrazione automatica più risarcimento integrale.

Licenziamento durante malattia: la malattia certificata sospende il licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Il licenziamento per giusta causa è ammissibile solo se i fatti contestati sono indipendenti dalla malattia.

Sei straniero con permesso di soggiorno per lavoro: il licenziamento non comporta la perdita automatica del permesso. Se sei iscritto al Centro per l'Impiego e percepisci la NASpI, hai diritto al permesso per attesa occupazione che dura almeno un anno.

Licenziamento orale o via WhatsApp: è nullo. La forma scritta è obbligatoria. Presentati comunque al lavoro il giorno dopo per dimostrare disponibilità, poi impugna.

Fonti ufficiali

Riferimenti normativi: Legge 604/1966, Legge 300/1970 art. 18, Legge 92/2012, D.Lgs. 23/2015, Legge 223/1991, Codice Civile artt. 2118-2119, Codice di Procedura Civile artt. 409-412 ter, Corte Costituzionale 194/2018.